Il cardinale Ferdinando al granduca Francesco I, a Firenze

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Roma, 25 ottobre 1585

Med. 5092, n° 81 (c. 201r), firma autografa

//c. 201r//
 
Dopo la mia ultima inviata in Paglia con li roli degli ambasciatori veneti [1] desiderati da Vostra Altezza tengo la sua de’ 14 da maestro Jeremia, et de’ 18 col procaccio. Con lui ho parlato, et mi sono mostrato, come in effetto sarò pronto d’aiutarlo, et di questo mi rimetto alli ragguagli suoi. Con li ambasciatori predetti è seguito a punto come Vostra Altezza desiderava, poiché né essi con me, né io con loro siamo usciti di generali, talché libero et spedito resta a Vostra Altezza questo campo di trattare con loro come le parerà espediente.
Il cavaliere Ottaviano de Medici già per mia intercessione provisto da Vostra Altezza del capitanato della Montagna, pare che si portasse molto bene, et desse assai buon saggio di potere riuscire a maggior cosa. Se tale opinione n’havesse Vostra Altezza et che lo giudicasse atto per il camarlingato di Pistoia, io le harei molto obligo, che in un tempo medesimo provedesse al suo servitio et al commodo di lui con quello offitio per il quale perciò glielo propongo et raccomando efficacemente.
Fulvio Percivallo fratello d’un creato mio si presenterà a Vostra Altezza con una mia lettera per proponerle certa inventione d’un signor Teodoro Lanzacchi Polacco, della quale ha fatto con me offerta tanto giustificata et d’apparente sicureza, che non dovendo costarle niente il sentirlo, ho creduto che non le dispiacerà, che io  non habbi recusato di spingerlo a lei, alla quale ho voluto qui toccarne questo motto. Et le bacio la mano.
Di Roma li xxv d’Ottobre 1585.

 
1. Marcantonio Barbaro, Giacomo Foscarini, Leonardo Donà e Marino Grimani: ambasciatori d’obbedienza inviati a Sisto V nella seconda metà di ottobre 1585.