Il cardinale Ferdinando al granduca Francesco I, a Firenze

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Roma, 6 ottobre 1586

Med. 5092, n° 154 (c. 409rv), firma autografa

//c. 409r//
 
Hieri fui all’audienza privata di Nostro Signore et fra l’altre cose ragionando in materia di galere, et mostrandomisi più che mai resoluta di provedere le x già disegnate le ricordai quelle che già le proposi d’Ambrogio Spinola, dicendole, che stava resoluto di trattarne con Sua Santità ma che servendo al Re [1], et bisognandoli il suo consenso, il quale non li pareva da ricercare se non havesse prima accordato con Sua Santità et perciò haveva bisogno di passare la pratica secretamente et non per via della congregatione, ella mi disse che haveva ragione, et che potrebbe trattare con me, et passand’io più oltre a proporli, che per via di Vostra Altezza potria sapersi la conditione et il prezo d’esse, mi commesse, ch’io pregassi Vostra Altezza di farle vedere da qualche suo confidente et pratico per dirle quanto si potriano pagare senza escedere il giusto valore, perché volentieri si riportarà a quel che Vostra Altezza le ne dirà. Soggiunse ch’oltra il pigliar queste compraria anco il resto fin’alle x et non trovandosi, che condurrebbe volentieri alcuno con essi, et ch’ogn’altro partito li piaceria più, ch’il fabricarsele, conoscendo molto bene le difficultà, et che però haria caro, che pensassimo a questo ancora et ch’io ne scrivessi a Vostra Altezza la quale perciò a suo nome prego di fare diligenza in questi duoi capi, di quali non harei per impossibile che non le bisognasse cercare parte alcuna fuor del signor Ambrogio predetto ma ch’egli pigliasse in sé tutto l’assunto, non havendolo io visto alieno da questo ancora.
 
Hoa trattato con Sua Santità del testamento del signor Paolo [2], la quale mostrando //c. 409v// di volermi compiacere s’è contentata che Aldobrandino [3] propostole da me veda il modo d’annullarlo, il quale già havevamo pensato et trovato, et egli farà la relatione per tirare innanzi, ma è necessario fare la cosa secretissima disegnando io, poi che così può farsi, cavarne motu proprio da tener in cassa, et non scoprirlo senza bisogno, poi che scoperto e per far romore, et disgustar molti, fra quali Gesualdo [4] per cagione del nipote duca di Gravina [5] chiamato in esso, sappialo dunque Vostra Altezza per sé, alla quale dirò il resto, et intanto le bacio la mano.
Di Roma li vi di ottobre 1586.


5. Michele Antonio Orsini.
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