Il cardinale Ferdinando al granduca Francesco I, a Firenze

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Roma, 19 gennaio 1585

Med. 5092, n° 9 (c. 16rv), firma autografa

//c. 16r//
 
L’esamine di quel Mariotto che in coteste prigioni se ne sta  ad instanza di Jacopo di Poggio hanno potuto interamente contentarlo per il fine che egli haveva, ma perché non potria facilmente valersene, et egli confida di ottenere un commissario dalli Signori Lucchesi che con l’intervento di messer Lorenzo Corboli si trovi alla repetitione di questa confessione prego Vostra Altezza, che non solo sia servita d’ordinare che sia trattenuto quanto bisogni per questo, ma concederlo anco alli signori Lucchesi con la conditione che gli sia restituito se però non possa farsi altrimenti. Importa questo la quiete di Jacopo, et parimente lo libera da tutti li travagli, però torno a pregare Vostra Altezza d’essere cortese con lui dell’una cosa et dell’altra, et persuadersi, che in me stesso et con obligo particolare riceverò questa gratia, et le bacio la mano.
Di Roma li xviiij di gennaro 1585.
 
Il negotio del marchese di Riano con questi da Stabbio sta in mano del cardinale Colonna [1] con molta speranza d’accomodarsi per la confidenza che hanno in lui ambe le parti, et fra due dì aspettiamo la resolutione, ma non vorrà già Cesi [2] contentarsi con la parola del signor Paolo et credo, che ricercarà Vostra Altezza di darla per il marchese, se gl’altri haveranno qualche principe che faccino il medesimo per loro. Il signor Averso [3] ha deposto che questa in effetto è tutta alchimia et inventione di Farnese [4], et io tocco con mano, che a lui l’habbia sumministrata Gambaro [5] //c. 16v// per potere impedire il pontificato a Cesi col metterlo in questo ballo, et mostrarlo poi fattioso et  intrigato etc. Delle due badie vacate una n’ha havuta Sforza [6] et l’altra Lancilotto [7] et tutte due son date ad instanza del signor Jacopo [8], il quale fu domandato da Sua Santità, se Lancilotto gliene haveva parlato, et gli rispose di no, ma che gliene havevo parlato io, mostrandogli, che doveva aiutarlo, poi che in ogni tempo voleva dipendere da lui. Il che fece risolvere Sua Santità subito, et mostrarle d’haver caro, che alle occasioni gli ricordasse li suoi confidenti, il che refertomi da Sua Eccellenza m’ha fatto vedere, che li ragionamenti passati hanno profittato qualche cosa, et così habbiamo rinovato il concerto di rivolgere queste creature a chieder per mano  sua, per la quale pur hora fo trattare d’una pensione di mille scudi per Spinola [9], et al legato di Bologna [10] ho scritto che scriva al signor Jacopo, raccomandandogli il bisogno suo, poi che questo potrà servirli a più cose. San Sisto [11] ha prorotto in tanta smania con questa occasione contra il signor Jacopo, che fra l’altre parole ha detto, che in altro tempo vorrà essere autore di farlo castigare etc. Sua Santità ha passata la resignatione d’una badia dell’arcivescovo de Medici [12] nel figliolo di Mutio Frangipane [13] suo nipote, con che talmente ha aperta la via alla resignatione del cardinale Colonna [14], che non dubito punto, che la haveremo fra pochi giorni.


1. Fa riferimento a un arbitrato fra Paolo Emilio Cesi e gli Anguillara di Stabia, famiglia della moglie Porzia, delegato al cardinale Marcantonio Colonna
2. Il cardinale Pierdonato Cesi.
3. Averso dell’Anguillara
5. Il cardinale Gianfrancesco Gambara.
6. Il cardinale Francesco Sforza.
7. Il cardinale Scipione Lancillotti.
8. Giacomo Boncompagni, figlio di Gregorio XIII.
9. Il cardinale Filippo Spinola.
10. Il cardinale Giovan Battista Castagna.
12. Giuliano de’ Medici, vescovo di Béziers ed arcivescovo d’Aix-en-Provence.
13. Roberto Frangipani, abate di San Vittore di Marsiglia.
14. Marco Antonio Colonna seniore.