Il cardinale Ferdinando al granduca Francesco I, a Firenze

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Roma, 12 luglio 1586

Med. 5092, n° 137 (c. 362r), firma autografa

//c. 362r//
 
Piacemi di vedere la perseveranza del signor don Pietro [1] nostro in quel che m’ha scritto altra volta, et, come li rispondo, superfluamente si ricorda a me sospensione d’una, o d’altra pratica, poiché nessuna n’ho trattata fin’hora per lui, se bene alcuna n’ho proposta per me stesso, come feci ultimamente.
Ma vada egli, et provi, perché non ho per impossibile l’havere a quel tempo trovato cosa da piacerli. Quando scrissi a Vostra Altezza di quelle cose di Meldola, non sapevo, che la signora Hippolita [2], havesse voluto ancora ella fare la sua giostra, della quale mal contenta mi scrisse largamente il successo, et io ne detti conto al papa, et disse voler ordinare al vicelegato di Romagna che provedesse come conveniva. Ella sta resoluta con le sue rabbie di mettere in confusione quelli figlioli et li saria successo con ogn’altro papa, et veramente, come Vostra Altezza dice, poco bene si può fare con cervelli simili, et io con lei m’impaccerò poco. Il cardinale Gesualdo [3] infinitamente contento della risposta di Vostra Altezza intorno a quel suo Caraccioloa la ringratia con quello affetto, che la vedrà dalla sua qui alligata. Nel trattare dell’arcivescovo di Corfù [4] mi son sempre ricordato, quanto il suo bene sia desiderato da Vostra Altezza, et dalla Granduchessa[5] et però come sin qui ho fatto, così seguitarò d’aiutarlo, con molta voglia di successo felice, per servitio suo et consolatione loro.
Et con questo le bacio la mano.
Di Roma li xij di luglio M.D.LXXXVJ.

 
a Lo scrivente ha però scritto “Caracciola” (sic!).