Il cardinale Ferdinando al granduca Francesco I

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Roma, 12 aprile 1585

Med. 5092, n° 39 (cc. 89r-90v), firma autografa

//c.89r//

Tre volte ho scritto a Vostra Altezza dopo l’espeditione di Simone [1] et non replico perché presupongo le lettere salve. 
Questa sera è stato qui con me l’ambasciatore di Spagna [2], il quale apertamente m’ha detto che la cura del negotio del conclave per commessione del Re [3], harà da esser del cardinale Madruccio [4], il quale molto bene s’intenderà con me. Etc. M’ha detto ancora, come parimente l’ha detto a Altemps [5], et ad altri et a Farnese [6] istesso, che il Re non esclude alcuno, et solamente a questo mira la instrutione in certi suggetti parte vivi et parte morti, li quali per la deboleza loro  si vergogna di nominare, et perché lassa in libertà ogn’uno, pare a lui che mi sia lecito di aiutarmi con Deza [7] et con ogni altro per tirar dietro al nostro servitio. Gl’ho risposto che il cardinale Madruccio è molto amico nostro, et che però ogni gratia et favore che  [Sua] Maestà li faccia mi è carissima, che gli oblighi miei et ogn’altro interesse vuole che io sia servitore a Sua Maestà et [in tutta] [la vita]alo  serva, come  piace a lei, ma che non può non mi dispiacere (quel che credo che dispiacerà a Vostra Altezza ancora), che questa dichiaratione con ogni sorte di buone parole et di speranza si sia [riportata] in tempo che già non vi sarebbe più modo di provedersi, se in questo fusse stato riposto interamente l’effetto del nostro servitio, et che poteva molto ben Sua Maestà stimar Vostra Altezza meritevole almeno di chiarirla il primo giorno, acciò che havesse potuto da se stessa pensare ai fatti suoi in quello che non voleva concorrere Sua Maestà, poiché o si saria pensato a far da noi l’esclusione, o vero con parentado, o con altro, fermare le cose in modo, che noi stessi fussimo stati autori di fare papa Farnese, che io scriverei a Vostra Altezza questa intimatione, et che potevo credere che le  verrebbe assai inaspettata //c. 89v//  et che le parrebbe, che quanto più fusse stimato Farnese che tutti li servitii fatti da Vostra Altezza a Sua Maestà, poiché lui, escluso sempre, si trovava hoggi in molto migliore stato, et  tacitamente favorito da Sua Maestà, et ad instanza sua non data a me questa commesione, senza la quale pare che già fusse accennato che non saria la protettione, quando Sua Altezza fece instanza di haverla per introdurmi in questo et in altri servitii di Sua Maestà con lei insieme. 
Ma che nondimeno anco in questa stretteza pensaremo di caminare al medesimo fine, poiché Sua Maestà ci favoriva di non comandare altrimenti, che per dirlo a lui confidentemente (briconoscano questo consiglio di Granvela [8] et del Commendatore [9] li quali havevano persuaso sempre, che dovendo far il medesimo effetto le passioni del Collegio, non dovesse Sua Maestà scoprirsi contro di alcuno, ma lassare fare i pretensori  et che desiderano, che il fine del conclave mostrasse a Sua Maestà il consiglio buono, come io ancora me n’ingegnarei per sodisfarmi d’haverle servito  conforme al mio debito in tutti li modi. Questo proposito è passato fra noi con replica di qua et di là di questa sustanza, nelle quali con le parole et con li gesti mi son ingegnato di non apparir punto alterata, ma di rimettere tutto a quel che  deliberarà Vostra Altezza dopo l’avviso che n’haverebbe  da me; che altre più secrete commissioni vi siano, io non lo credo, et per questo mi pare, che il campo resti libero a tutti, et voglio sperare che non sarà tutto il male del mondo, come ho scritto. 
Ma perché le volontà  si mutano, et io non dico già mutato (per esempio) Guastavillano [10], ma però m’apparisce mutato alquanto, come anco m’ha detto il Bianchetto [11], //c. 90r//  di scorgerlo lui, et degl’altri può avvenire anco il medesimo, et questa scoperta de ministri regii  può darne qualche occasione, mi pare di potere dire, che cresca con il sospetto  il pericolo insieme da non dare in qualche scoglio, dal quale per tenersi lontano, et assicurarsi  crederei che vi fusse pronto rimedio, valendosi della suddetta libertà de voti co’l guadagnarsi  per questo et per altri effetti molti che sono qua, et forse anco di quelli che passaranno costà non solamente con le buone parole, ma con qualche soccorso,  che al sicuro sarebbe  accettato da molti che son poveri, et non è dubio, che accettando ci servirebbono, et con otto in dieci mila scudi usati bene et destramente potremmo dir d’assicurarci non solamente della esclusione ma anco di fare qualche cosa a modo nostro, che ce la facesse stimare spesi molto bene, et molto utilmente, et facesse anco conoscere che Vostra Altezza  […]c può levarsi di sotto alle burle, che le vengon fatte, come queste. Et non si può dire che siamo tardi poiché quel che si  faccia innanzi Pasqua sarà molto tempestivo, et io perciò ho voluto significarle tutto questo con corriere espresso, parendomi che le piacerà d’haverlo saputo […]d anticipatamente per potervi pensare. Domenica Simoncello [12] s’è dichiarato di non voler andare in Farnese, se non vi andarò io et domattina vedrò  d’haverlo di sua voce propria. Il medesimo ho da altri, et mi pare che quasi sia tanto che basti, ma grande è la povertà de cardinali, et le creature di Gregorio [13] tutte male agiate, è da dubitare, che tiraranno ad ogni offerta. E’ anco credibile che havendo Farnese centoventimila scudi d’entrata, non sia per perdonare a respetto alcuno per farsi papa, et col partire tanta torta, satiare et pigliare molti che lo aiutino. //c.90v//  Per noi si considera et si ricorda l’honesto, et la conscienza, la quale dissuade ogn’uno da questo suggetto, ma io non mi assicuro, che l’interesse non muti le volontà, et prevaglia mentre che li poveri cardinali patiscano delle cose necesarie. Io farei per me stesso senza gravare Vostra Altezza et già ho complito con Spinola [14] et spenderò non poco per Fiorenza [15] come ho detto, ma l’estraordinario di questa sede vacante necessariamente mi disordina pur troppo, ond’io non posso se non ricordare, come fo, il bisogno a Vostra Altezza, la quale sappia che fra San Sisto [16] et Farnese si scuoprono promesse, le quali ratificate hora, cerco di rompere con pratiche di parentadi, et d’altre utilità, et non sono  fuori di speranza di far qualche cosa; ma perché non me n’assicuro, et non vorrei per la reputatione et per ogn’altro respetto che ci venisse qualche p[…]e ne posso se non [ …]f, a Vostra Altezza di fare gl’offitii che gl’ho scritti et sopratutto  distribuire qua qualche aiuto (come ho detto) non sendo tempo questo da perdonare a […]g cosa per mettersi in sicuro di honore, commodo, et sodisfattione maggiori. Este [17] starà bene, et spero che saremo unitissimi, ma però egli non ha ancora la volontà di Francia, se bene crede, che stia contraria a Farnese
Che è quanto mi occorre, et le bacio la mano.
Di Roma li xij di aprile 1585.

Questa cosa di Madruccio mi ricordo d’haver presentata et scritta già un pezo come concetto di Como [18], ma né egli è atto per questo negotio né Como potrà valersene come l’hanno persuaso, sendo troppo l’odio che l’ha concitato in questo pontificato.


1. Palafreniere di Ferdinando.
7. Pedro de Deza.
9. Juan de Idiáquez Olazábal, comendador mayor del regno di León.
11. Lorenzo Bianchetti, già maestro di Camera di Gregorio XIII.
18. Cfr. la lettera n° 21, nota 5.
a Lacuna di due parole.
b Viene aperta una parentesi che poi non viene richiusa.
c Lacuna di una parola (potrebbe essere:non)
d Una parola cancellata.
e Probabilmente la lacuna riguarda due parole.
f Lacuna di tre parole.
g Lacuna di una parola.