Il cardinale Ferdinando al granduca Francesco I, a Firenze

Printer-friendly versionPrinter-friendly version

Roma, 22 novembre 1585

Med. 5092, n° 92 (cc. 229r-233r), firma autografa

//c. 229r//

L’ambasciatore di Venezia [1] è avvisato da suo fratello con questo ordinario che il signor Paolo Giordano [2] era morto a Salò, il che se bene presupongo poter essere noto a Vostra Altezza, ho giudicato conveniente nondimeno scriverglielo anco di qua in diligenza con quel più che mi sovviene per servitio del signor Virginio [3]. Et è che con l’assistenza di un curatore il quale stimavo necessario dargli prima egli facerà procura in me a pigliare il possesso dello Stato con benefitio legisa et inventarii con facultà di sostituire uno o più etc. di deputare governatore, auditori, agenti, fattori etc., ad lites […]b per poner mano a tutto quel che ricerca presente provisione, et generale a tutte le occorrenze secondo la forma ordinaria, perché così richiede lo stato presente de negotii et delle cose sue. Al castellano di Bracciano che era qui poi, ho ordinato che se ne vada al suo carico, et tenga buona cura di quella rocca, et io […],c così consigliato dal […]d me n’andarò fino a Bracciano per pigliare il possesso et giuramento degli huomini a nome del signor Virginio, poiche si giudica che questo atto non sia da differire, onde si potrà aggiugnere nella procura la ratificationee di questo et d’ogni altra cosa fatta, et la facultà di rimuover et deputar ministri, perché questo sarà sopratutto necessario per la mala qualità d’alcuni pernitiosissimi alla quiete di quei popoli. Ho ordinato che a Bracciano si servi et guardi bene la stanza delle scritture, poiché altro non vi è, et che qui si faccia il medesimo di molte robe che ci sono, sì che non possino essere trabalzate, sì come non saranno quelle che si trovano in mano delli hebrei. Ma le migliori //c. 229v// et in maggior copia assai furono portate molti mesi sono in Agubio, dove crediamo che si trovino in casa di questi Accoramboni, onde stimarei bene (se così paresse a Vostra Altezza) mandare alcuno di costà con procura a fare sequestri et riconoscerle  con l’autorità del Duca d’Urbino [4]. Con sé n’haveva portate il signor Paolo molte delle quali per rinvenir più che si può, bisogna persona pratica di quella casa, confidente nostra, et odiosa con quelli Coramboni, sì che non gli tema né gli porti respetto. Per questo non vedendo costì altri più a proposito, m’ è parso di spignere il cavaliere de Fabii [5], nel quale concorrono tutte quelle condizioni come altra appressof molto utile ciò è di essere intrinseco assai di Patritio Sudinari da Rieti  dependente mio, il quale […]g appresso del signor Paolo era rimasto più tosto  non discordante dagli Accoramboni, che consentiente più con loro, et non è dubio, che, non essendo punto goffo, harà visto et […]h ogni andamento in questo caso, che è venuto inaspettato della morte del signor Paolo, et sarà molto necessaria questa diligenza con presteza in quelle parti; se per molte altre cose, se particolarmente per cagione d’una cassa di scritture che vi porto, fra le quali l’instrumento del fidecommisso, et altre d’importanza. Presuponendo che il cavaliere suddetto sia per andare innanzi mandato da Vostra Altezza et dal signor Virginio, io gli ho fatto lettera al predetto Patritio, acciò che intanto più unitamente proceda con esso a fare il servitio con quella fede, che si richiede. Qua ho fatto quanto di sopra, et oltra quello che dico havere disegnato, farò anco di più quel che stimarò utile farsi senza dilatione, ma in ogni modo buona sarà la procura quanto prima per fare le cose, massimamente intorno a queste liti più validamente //c. 230r// et in tutto si procederà con quel consiglio che servirà sì che Vostra Altezza habbi cagione di sodisfarsene con ragguaglio che n’haverà da me di mano in mano.
Fin qui havendo scritto m’è comparsa >…<i lettera del signor Lodovico Orsino, con la quale mostra d’haver spedito corriere espresso con l’avviso della morte a Vostra Altezza, et che se n’andava a Salò co’Lorenzo Nobili per toccar cura al servitio del signor Virginio. Talché potendo io pensare, che costì sarà fatta la procura et colà provisto, non mando altrimenti il cavaliere de Fabii, et scrivo questo che mi accade per l’ordinario, dicendo di più, che sendomi occorso d’andare all’audienza, mi parve dire al papa, che sendo morto il signor Paolo, et potendosi dubitare di qualche suo testamento stravagante, pareva a questi avvocati, che a nome del signor Virgilio si pigliasse subito possesso dello Stato, et d’ogni cosa, et che così ero per fare quando l’approvasse Sua Santità, dal consiglio et autorità della quale diceva dipender Virginio, et come suo vassallo, et come nostro nipote. Disse che sendo figliolo era herede, et che la cosa non haveva difficoltà, et però stimava bene fare questa et ogni altra diligenza, et passo proposito molto amorevole. Ond’io ho subito mandato il signor Francesco Orsino co’procura et lettere mie a Bracciano, Anguillara, et Campagnano che sono li capi dello Stato, con ordine di pigliare il possesso della Rocca et d’ogni cosa, et farsi riconoscer dalli vassalli a nome del signor Virginio, et inventariare tutto ciò che vi trovarà, con ordine anco di mandare a Cervetri, et in altri luoghi a fermare tutto quello che vi fusse di grani, credito et altro in qualunche modo in qualunche nome, poiché se dice esservi qualche somma della //c. 230v// Accorambona [6], la quale intendo havere gran robe in un monasterio in mano di sua sorella, ottenni dal papa ordine oportuno per monsignor Portico [7] luogotenente del Vicario di andare et fermare ogni cosa in buona forma. In mano di don Lelio [8] ho fermo in generale quanto tiene di danari et d’altro et verrassi alla recognitione particolare ancora per non dare tempo a trabalzi, et di tutto si farà inventario.
In mano d’un hebreo è roba per circa xviij mila scudi a xiiij per cento, che stava sul vendersi a rompicollo, l’ho fermato subito sì che non si smarrirà […]j Delle robe d’Augubio sarà nota con questa. L’entrate sono in buon termine, […]k che circa 40 mila scudi […]l per il signor Paolo, et consistono  quasi tutte in risposta di grani, et in herbe et […]m maneggio di facilissimo ricapito. Li debiti non restano somma da spaventarci  ma sono stringati assai. Il signor Paolo ha più tosto accresciuto che altrimenti, ma con l’appropriare a sé et […]n spogliar li popoli ha talmenteo disabitato il paese che vi bisogna […]p qualche agevoleza in ravviarli et questa potrà […]q alla venuta del signor Virginio per acquistare quelle genti, et animarli a richiamar li di già partiti con l’esempio et con le parole, come credo che si farà, perché vivono già un pezo trastullati da che su la speranza del tempo […]r venuto, et co’l rihabitare, si  ritroveranno le mole  et li […]s al solito loro antico con più di duemila scudi d’augumento. Fra l’altre cose intrigate è Cesano a Mario Sforza, Palo a Farnese [9], et una buona tenuta al marchese di Riano che tutti sono denari a più di dieci per cento, et utilissimamente si recuperariano, et Palo //c. 231r// particolarmente merita stima, poiché oltra l’utile della tenuta, ha la commodità del mare che per le tratte importarà il doppio al signor Verginio et al popolo sì per mandare fuore li grani, come per mandarli a Roma. L’ha Farnese, et la tenuta debbe renderla sempreché gli si contino li suoi danari, ma la casa è a sua vita, et per quattro anni dopo, et quando la lassi, gli si debbono circa tremila scudi di miglioramenti, ma levandosi la tenuta che li levaria ogni comodità di caccia, di legna, di sementa, et d’altro, pregarà anco il signor Virginio a ripigliarsi la casa o rocca che vogliamo dirla. Et egli  ha sparlato sì sconciamente di me in questa catura di Morazano, che non si può dir più. Di fare venir qua Virginio o no, a baciare li piedi al papa, et consumar xv giorni  fra qui et Bracciano o pure restarsene costì, me ne rimetto a Vostra Altezza, la quale saprà che il papa infinitamente s’è rallegrato di questa morte, et che co’l trattare con Sua Santità la vedevo lacrimare et ridere, secondo che di Verginio si parlava; o del signor Paolo, et aspetta il giuditio di Dio sopra gli Accoramboni, de quali, di Morazano, et del resto lassaremo la cura a chi tocca, ringratiando Dio, che molto oportunamente habbia mandato la morte al signor Paolo, per distrigare noi, et fare servitio al figliolo et a quello Stato. Venne Montalto per rallegrasi di questo caso a nome della signora Camilla [10] et per tutti loro, se ben non mi trovò tornato dalla audienza, che mi trattenne lungamente per questo, et altre cose, fra le quali fu per le scritture di Mantova, et particolarmente d’un processo nel negotio dello sponsalitio con Parma, il quale //c. 231v//desidera il Duca che si abbruci. Mi mostrò il papa tutte le lettere et consigli, le quali è bene che si vedino, perché giustificano la dissolutione con consigli di medici, con lettere del Duca, et di quella Principessa. [11] Il processo sendo in mano di Como [12], presi ordine di vederlo, et farlo abbruciare in presentia mia, come  […]t chiamandovi anco Camillo Capilupo.
Presentava Mantova alcune cose alla nuora del Castellano pronipote del papa [13], ma sendo sì chiaro, che la signora Camilla, et il cardinale non possono veder questa stima che si faccia di coloro, et vedendo con effetto, che il papa se bene li darà qualche cosa, è però tutto volto alla sorella, et a questi già primi abbracciate, s’è fatto destramente che il dono non vada innanzi.
La bella fattione di Sforza dovrà essere nota a Vostra Altezza. Io, havendomi riconciliato seco, li feci ilu libere offerte di quel che potessi per lui, et non solo me ne ringratiò in voce, ma mandò il Ma[…]ssov suo a farmi fede, che mi restava obligatissimo per quello offitio riserbandosi di farmi sapere, se volessi alcuna cosa. Conscio poi a se stesso, et vedendo il papa, caldo quanto richiedesse la brutteza del fatto, volere ogn’un prigione, s’è resoluto partirsi prima che la cosa s’accostasse alla persona sua, con consiglio intendo di Farnese, il quale gl’havrei dato ancor io, se me lo havesse domandato. Malissimo sta il papa con Paolo Sforza [14] per homicidii et brutture confessate di lui da questo Manlio da Sutri, su la prigionia del quale egli fece bene di assentarsi.  Il Fiscale di Roma con il quale è convenuto di scoprirmi in questa cosa di Morascano [15], s’è portato molto bene, et era per servirci molto //c. 232r// meglio, et molto ingenuamente. E’ homo di molto credito co’l papa, et vale assai, et nelle cose del signor Virginio per molti respetti n’haremo bisogno, ond’io sarei di parere che gli si usasse qualche cortesia per invitarlo a favorirle in quel che occorrerà alla giornata.  Resta la provisione del Re per la quale Vostra Altezza farà instanza o nò, secondo che le parerà a proposito,  et credo che Sua Maestà  che la dava al signor Paolo più per la qualità dello stato, che della persona sua, harà cara l’offerta che si faccia del signor Verginio, et la richiesta della condotta medesima et non potrà se non havere grato a Vostra Altezza che se ne faccia autore.
D. Lelio Orsino […]w hieri mi disse non havere scritture né altro, ma che l’haveva già inviate al signor Paolo, ma il vero era, che haveva scassato sul primo avviso uno studiolo, et separatole con suoi disegni, et richiese uno de procuratori a tenerli il sacco, co’l quale non havendo trovato riscontro, egli se n’è venuto stamane, et me l’ha offerte. Ho mandato a incontrarle, et se non tornaranno a conto con l’inventarii, harò modo di rendergliela con dare alla corte un suo Cinedo  prigione in Bracciano, il quale perciò ho ordinato che stia con buona guardia. Se io non fussi stato qua questa tristitia andava a risico di rovinare questa causa.
Giovanni Paolo Orsino vedendo li dì passati in pericolo la causa del fidecommisso, si lassò uscire di bocca che quando si vedesse all’estremo, più tosto che lassare perder questo Stato a casa Orsina, manifestaria persona che haveva il fidecommisso originale rogato et soscritto dalli duoi notari. Co’l quale togliendosi ogni lite, io gl’ho posto attorno che gl’offerisca dieci mila scudi per la recuperatione  //c. 232v// et sariano certo tanto bene spesi, che non dovriano parere troppi se potesse haversi. Monsignor Portico [16] ha trovato et sigillato et sequestrate alcune casse grandi nel monasterio di Torre di Specchio, nelle quali si pensa essere roba notabile.
Ho poi la lettera di Vostra Altezza con l’avviso della morte del signor Paolo, et nel stato che le cose si sono  poste come di sopra, pare al Biscia [17] che le procure debbino venire conformi alle incluse minute, le quali mi è parso mandare, poiché di qua Vostra Altezza aspettava avviso et ordine. L’altra anco de’ 16 ho ricevuto con avviso della sua indispositione che quanto era riuscita più leggiera, più mi sgravax di pensiero, et lodo sopratutto che ella si procuri, et si vada riguardando.
Scritto fin qui, mi occorre dirle che sono stato a visitare il cardinale d’Este [18], per ordinario il quale m’ha detto y saper certo che l’abbate Accorambono ha detto (et non mi specificò bene) se a lui, o ad altri, che il signor Paolo havea fatto testamento, nel quale lassa suoi esecutori il duca di Ferrara [19] et quello d’Urbino [20]. Però parendomi a proposito sollecitare le procure suddette  per ratificatione del fatto, et per quel più che potesse accadere, spedisco questo corriere, acciò che possino venire tanto più presto, et li pretensori trovare già occupato il tutto, et poi qualche cosa fia. Il papa intende bene per Virginio, et male per quelli tristi, talché questi esecutori haranno da fare poco più che in quel di fuore di qua. Etc.
Per conto di Vittorio da Reschio non venne poi altro di costà, et San Sisto [21] l’aiuta //c. 233r// a Perugia, dove bastaria mandare quel che è costà. Che sarà quanto mi occorre con questa cominciata hieri li xxj et finita hoggi li xxij, et le bacio la mano.
Di Roma il dì detto di novembre M.D.LXXXV.
 
zNel modo suddetto mandai a dir la novella del testamento a messer Pietro per scriverla, per non scoprir ad altri alhora quel che Este mi pregò di tenere  in me, ma il vero è, che la Corambona li scrive raccomandandosi alla sua protettione poiche li Duchi suddetti sono esecutori constituiti per testamento fatto in Padova continente più cose a favore suo, fra le quali xx mila scudi in danari, et tanto di più che importa più di 50 mila; ma harà ragioni deboli, et quelli Signori si dovranno vergognare di favorire la puttana contra il figliolo, massimamente se sarà trattato con loro, come conviene, il che rimetto alla prudenza di Vostra Altezza. Il papa stamane in tavola ha parlato di Virginio con molta dolceza, mostrando voglia vederlo. Et io sono  avvertito da auditori di Ruota amici, che se egli una sola volta andasse qua informando la ruota insieme con li avvocati, saria di grandissimo servitio con loro, che si muovono assai per simili cose.  Il che ho voluto dire soggiugnendo che se Vostra Altezza si risolverà di mandarlo, potrà venirsene come forestiero, et come di passo in casa mia con compagnia non molta, et per fermarsi anco pochi giorni, et visitato poi lo Stato, tornarsene costa. In mano del duca d’Urbino [22] intendo che sono robe per x o dodici mila scudi.


1. Lorenzo Priuli.
8. Lelio Orsini, cameriere del papa.
11. Margherita Farnese e Vincenzo Gonzaga, il cui matrimonio venne annullato per motivi medici.
13. Castellano di Castel Sant’Angelo era Nicolò Todini, gentiluomo di Ancona.
15. Non identificato.
17. Bernardino Biscia, avvocato concistoriale.
22. Cfr. la lettera n° 64, nota 3.
a Nella parola c’è una lettera cancellata, forse una u (leugis).
b Lacuna di quattro parole.
c Lacuna di due parole.
d Lacuna di due parole.
e Corretto su rafificatione.
f Lettura proposta su guasto corrispondente alla pagina precedente.
g Lacuna di una parola.
h Lacuna di una parola.
i la espunto.
j Lacuna di due parole. Forse si può intendere “parte alcuna”.
k Lacuna di una parola.
l Lacuna di una parola.
m Lacuna di una parola.
n Lacuna di una parola.
o Lacuna di due parole.
p Lacuna di una parola.
q Lacuna di una parola.
r Lacuna di una parola.
s Lacuna di una parola.
t Seguono due parole corrette su precedenti.
u Barrato nel testo.
v Cognome o nome non meglio identificato.
w Lacuna di due parole.
x Lettura proposta, la lacuna riguarda tre parole.
y Saper certo che l’Abbate Accorambono ha detto è aggiunto sul margine sinistro.
z Il [poscritto] precede la firma.